Pocos, locos y no lungimirantos?

  • 12GIU

Inserito in: Progetti

Autore: Roberto Meloni

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Se negli ultimi decenni gli stereotipi che hanno da sempre marchiato nell’immaginario nazionale la Sardegna e i suoi abitanti come terra dedita al banditismo e alla pastorizia si sono dissolti, complici i flussi turistici (o fors’anche qualche vincitore di talent show di troppo), è altrettanto vero che quelli che continuano a perdurare nel territorio sono, involontariamente o meno, alimentati dagli stessi sardi.
Il perchè dell’essere e rimanere “pocos, locos y mal unidos” o “centu concas, centu berrittas” è ancora oggi una fonte di continuo dibattito interno che crea ciclicamente appartenenza o sconforto, a seconda della prospettiva o del livello di consapevolezza col quale si osserva il fenomeno. Continuiamo a chiederci se sia possibile uscire dal torpore, soprattutto dal punto di vista imprenditoriale, per valorizzare come si dovrebbero le nostre risorse culturali e territoriali, e dischiuderci al mondo una volta per tutte, superando i nostri complessi e la nostra ansia da prestazione.
Un modo per cominciare potrebbe essere quello di studiare le anomalie, i cosiddetti bug di sistema, ovvero esempi che, pur ben radicati nell’identità del territorio, riescono a domare la componente ansiogena, solitamente legata alla logica del profitto e alla smania del tutto e subito, arrivando a creare dei modelli esportabili.

Un esempio lampante è LIBEROS, la rete sociale, nata come risposta alla crisi del mondo della piccola editoria, che fa delle relazioni e del suo codice etico i suoi punti di forza. Ed è chiaro, fin dalle premesse, che Liberos nasca tra l’altro dall’esigenza di colmare un vuoto, in un sistema che percepisce il libro unicamente come oggetto di mercato che obbedisce alle regole dell’economia, e non un mezzo attraverso il quale si tutelano le storie che meritano di essere tramandate. Il grande merito di LIBEROS è di avere creato una piattaforma che sfruttando le opportunità della rete virtuale riesce a creare dei legami che si manifestano nella vita reale, e che testimonia che, quando alla base vi è un’idea forte e ben sviluppata, le possibilità di fare un buco nell’acqua si limitano alla cattiva sorte e non ad una carenza progettuale.

Il successo di questa iniziativa, culminato con la vincita del premio CheFare, mi ha fatto riflettere sui motivi per cui molte imprese si arenano ancor prima di muovere i primi passi.

La rete è ormai un oceano da contemplare che fornisce un’esaustiva visione d’insieme; la sensazione che ho avuto è che si agisca molto d’istinto, con poca cognizione di causa, spesso trascurando lo scenario nel quale si opera, cavalcando le idee che vanno per la maggiore e puntando ad un mercato omologato e già saturo di proposte.

Forse ciò che manca a chi si affaccia oggi nel mondo dell’imprenditoria è proprio l’andare oltre la piena identificazione verso ciò che si offre, vittima di una sorta di “portfolio dunque sono”, non considerando che il più delle volte è l’idea alla base del progetto a decretarne il successo e la longevità.

La domanda che ne consegue è: esistono e quali sono gli elementi imprescindibili alla buona riuscita di un’impresa?

Roberto Meloni

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COMMENTI DAL BLOG (2)

  1. Francesco Portas

    19 giugno 2013

    Ciao Robi
    Affronti un tema al quale io ho sempre prestato attenzione e studiato, seppur come autodidatta. Ho notato che il problema più grande sia legato alle varie forme di assistenzialismo/finanziamenti pubblici che periodicamente i nostri governi attivano per “salvare” l’occupazione. Premetto che sono a favore degli aiuti economici ma non delle modalità di elargizione. Mi spiego meglio, se lo stimolo a fare impresa arriva da denaro fresco che arriva dalle casse pubbliche a valle di un progettino, preparato la notte prima da qualche mente esperta (commercialisti, consulenti del lavoro), imbastito ad hoc e poi una volta aperta l’attività, chiuderla il più presto possibile per poi riiniziare tutto daccapo. Ditemi se questo è creare ricchezza (culturale e imprenditoriale). Non siamo solo “Pocos, Locos y Mal Unidos” ma anche “Confusos”, confondiamo la ricchezza intelletuale, culturale, sociale che dobbiamo trovare nel lavoro, in una effimera ricchezza economica, quindi legata solo al dio denaro. Il benessere di un paese non si misura solo con il potere d’acquisto, ma soprattutto nella consapevolezza che i suio cittadini hanno della realtà sociale, scevro dei falsi stereotipi che ci presentano in TV, i quali non fanno altro che alimentare ignoranza, invidia e rivalità nel popolo succube. Spesso ci indigniamo verso i politici (dai noi non scelti, ma comunque votati) perchè non fanno niente per migliorare la realtà del popolo sardo, ma partendo dal presupposto che il politiconzolo medio che siede nelle poltrone della regione non ha potere decisionale perchè risponde al partito (quindi a un non sardo) che preferisce tenere gli elettori in una condizione di ignoranza perchè più manovrabili e più assoggettabili, ci siamo mai chiesti come veramente vogliamo cambiare, cosa vogliamo fare, come vogliamo sfruttare l’enorme patrimonio naturale di cui disponiamo. Ricordate gli scioperi degli operai Alcoa e di Euroallumina, sopra i serbatoi, barricati nei tunnel delle miniere, e se vi dicessi che quelli percepivano regolare stipendio e addirittura gli pagavano fior fiore di straordinari per stare lì. La lettura della realtà che ci circonda è difficile e spesso ci sfugge, quindi la viviamo da indignati o da ignavi ma pur sempre da ignoranti, gelosi e sospettosi.
    Pare che abbia scantonato dall’argomento principe ma non è così, per me “L’elemento imprescindibile alla buona riuscita di impresa” è l’acquisizione di consapevolezza di se stessi e del contesto sociale, territoriale, culturale in cui viviamo. E’ un mantra che ormai ripeto da un pò di tempo: ” Non viviamo in un’ epoca di cambiamenti ma in un cambiamento d’epoca, chi non apprezza questa realtà e non vede ciò che sta accadendo nel mondo intero, rimarrà dietro, anacronistico e obsoleto” cit. Francesco Portas.
    Saluti e in bocca al lupo per tutto

    • Roberto Meloni

      19 giugno 2013

      Ciao Franci!
      Ti ringrazio per aver condiviso il tuo punto di vista, molto lucido e appassionato, e che fa luce su altri aspetti importanti della questione, ovvero il sistema politico-burocratico e come questo può incidere sullo scenario.
      Per il resto crepi il lupo e saluti alla famiglia! A presto!

Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta. (Thomas Stearns Eliot)